Regina della Pace


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La pagina di Malpica

Questa pagina è dedicata ad una poetessa siciliana che mi sta molto a cuore: la mia mamma Pina.
Insieme al mio papà, sono per me immagine di quell'amore Eterno che mi ha donato la vita.
L'acronimo "MALPICA" nasce dall'unione delle lettere iniziali del suo cognome da nubile, nome e cognome da coniugata.
Vi riporto alcune delle sue poesie tratte dalle sue raccolte, pubblicate a Monopoli dalla "Vivere in" con licenza di "copia e incolla".
... gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
Sentitevi liberi di prendere quel che vi può servire, ma senza "appropriarvene".
Quando ho chiesto a mia madre se le potessi pubblicare in queste pagine, di fronte al pensiero che qualcuno le potesse fare "proprie", mi ha risposto che in fondo queste parole non erano sue, ma dell'Amore che le ha suggerite.
A buon intenditor poche parole.

Buon cammino a tutti.

Simmy

(nella foto: io e la mia mamma)



Dalla raccolta "Simplicia" edizioni "Vivere in"
Pubblicata nel mese di Novembre 2000
Presentata il 20.01.2001 presso il Convento S. Francesco da Paola in Monopoli


Culla


Cinta di un nastro azzurro,
avvolta nell’aerea levità dei veli,
tu custodisci il più bel dono di Dio:
un bimbo roseo, una vita schiusa,
qual corolla d’un fior
tra l’erba ascosa…
Ei giace immoto
coi pugnetti chiusi
dorme sereno…
ignaro delle gioie e dei dolori
che il buon Dio
ad ognuno di noi prepara.
“Dormi tranquillo,
piccolo angioletto!
Veglia per te
l’amor di quella mamma
che messo al mondo t’ha
e tanto t’ama
che cura avrà di te
oltre la vita!”



Al mio Geo Vito Maria

Per ben due volte sfuggito a questa vita,
alfin la terza tu hai visto luce,
figlio diletto, dolcezza mia infinita
che in questi pochi versi si traduce.
Amato bene, tesoruccio mio,
sei tanto caro pur se piangi o ridi;
le tue manine sono come un fiore
e m’accarezzan dolci, anche se incerte,
nel tremito di inconscio grande amore.
La tua boccuccia è deliziosa assai,
quando ricerca ansiosa il gonfio seno
e i tuoi occhietti azzurri brillan chiari
come il bel sole in mezzo al ciel sereno.
Tutto di te m’incanta e mi commuove,
tutto di te mi avvince e fa felice…
è la tua mamma, amor, che te lo dice,
è la tua mamma che, in ogni dove,
a Dio rivolgerà le sue preghiere
perché, degli angioletti tra le schiere
ti scelga, a guida, il più bello e sano
e la bontà ispiri la sua mano.
Ricorda, bimbo mio, con grande amore
è d’una mamma, che ti parla, il cuore.




Dono di Natale

Nella penombra amica
di questa cameretta
sì ridente
ho riprovato la dolcezza antica
d’una carezza unica,
suadente.
Non era, no, la mano della zia
che stringeva la mia
con tanto amore
perché ho vedute te,
nonnina mia,
e ti ho chiamata
sì, ma con il cuore.
Se sei venuta ancora
a confortarmi
come, solevi far
quand’eri in vita,
è il più gran dono
che Iddio potesse farmi
nel giorno di Natale
sì infinita
è stata la mia gioia
nel destarmi
anche se nel destarmi
sei svanita.




La meta… falsa o vera?

Rombi di tuono
e inutili fragori
sfrecciano sull’asfalto
impavidi i motori
e non sanno
che trema già
negli occhi
di qualcuno il pianto…
Tanta è la fretta
di toccar la meta
e tale l’ansia
che agita ogni cuore
che rischia
di passarla e non vederla
per ritrovarla
alfine
in un mondo
che non è di qua.




Spes, ultima dea

Vane parole
come foglie
levate dal vento
e sbattute
pur fragili e stanche
nello spazio
nel tempo
senza alcuna pietà.
Vano
è imprecare
alla forza del vento
che scuote le fronde,
le spoglia, le spinge,
le incalza
come il dolore la vita
se soffri e non vedi
orizzonti più chiari.
Stremato di forze,
avvilito, domato
sollevi lo sguardo
e l’io, folgorato,
già pensa, già spera
che ancora
sarà primavera!




L’inizio della fine

Quando
leggo la rabbia
nei tuoi occhi
quando
vedo levarsi
la tua mano
pronta a colpire
quando
parole cocenti
volano per l’aria
pregna di odio
mi sento
stringere il cuore
e tremo, sconvolta…
E’ da qui
che comincia
la fine della pace.
E’ da qui
che comincia
l’inizio della fine
… e prego!




Mareggiata

Visione sublime
rami di pesco in fiore
sotto il cielo
d’un azzurro intenso
vibranti di colori
poi…
la voce del mare
travolgente
moti improvvisi
palpitanti
d’ombre e di luci
miriadi spumeggianti
di gocciole sospese
cristalli trasparenti
arcobaleni insoliti
cascate innumerevoli
sulle scogliere
bianche di salsedine
veli tremanti
sulle antiche case
anfratti cupi e gole
riecheggianti
i colori del sole
e la musica che ascolto
la 5^ di Beethoven
con superbi toni
e dolci
di profondo abbandono
e di vigore
sottolinea l’immenso
mentre un gabbiano
fra cielo e mare
disegna con le ali
la vita.


Lontano

Lontano
oltre l’azzurro
sconfinato del cielo
lontano
oltre il confine
irraggiungibile
del mare
oltre quei monti
che vedo
e che non vedo…
lontano
con i miei sogni
di donna
che non sogna
e le speranze
di madre
e la realtà più bella
cui anela…
lontano più che mai
sempre più
nell’incanto del nulla
nello spazio più vuoto
nell’inconscio più triste
più vero… più nero…
lontano
dove l’incubo
placa il mio tormento
dove la pace
vaga indisturbata,
dove la serenata
dell’armonia sublime
del creato
diffonde
le più dolci note…
lontano
dove esulta
ogni cuore sconfitto
rassegnato
tra sinfonie arcane
di speranze perdute
desideri repressi
attimi di vita
sconvolgenti e sconvolti…
lontano
trovo la pace
perché
vicino mi è Dio!



Non pensano più…

Prima pensavo e scrivevo
oggi penso e piango
ma scrivere e piangere
a che serve?
Prima pensavo che c’era tempo
per mutare le cose
ora m’accorgo che il tempo
è passato
e la realtà rimane
quella di sempre…
Vorrei non pensare
ma fare qualcosa
per forzare l’andazzo,
per vincere il male
per scavare
nel fondo delle cose
per denudarle completamente
per conoscerle bene
per poterle capire
e amare incondizionatamente
per riuscire ad essere migliore
e ad appagare
il desiderio di sempre.
Ma come? Neppure io lo so,
non sono capace
di darmi io stessa la pace…
Solo Dio me la può dare.
Sono stanca
e continuo a pensare…
Il mio tormento
è per l’indifferenza
per l’egoismo degli altri
di quelli che non pensano,
non pensano più.



Sei vivo

Il dolore…
Quel chiodo fisso
che martello inesorabile
sospinge
penetra crudele
con la punta fino a toccare l’anima
e lo spasimo
diventa insopportabile…
Unghie affilate
straziano le carni
e dagli occhi
cocenti sgorgano
le lacrime e solcano
il viso disfatto…
Soffri
non credevi si potesse
soffrire tanto
e sentirsi morire…
Eppure
sei vivo, se soffri!
Al dolore si sopravvive.



Divina creatura

Vivi la tua vita
creatura selvaggia
e celestiale
saggia e superficiale
generosa, egoista
pacifica e violenta
sincera, bugiarda
mite ed aggressiva
gentile, villana
beffarda e crudele
amata e tanto odiata
nemica implacabile
e amica devota.
Vivi la tua vita
uomo dai mille volti
in un mondo
meraviglioso e difficile
proprio come te
in un mondo
che accoglie e che respinge
come sanno fare
le tue mani e il tuo cuore
in un mondo
dove il sereno e la burrasca
si alternano
e spesso si confondono
in un mondo
dove il bene e il male
si incontrano
e fingono
di non conoscersi
in un mondo
dove la poesia
è rimasta
sfogo dell’anima
dove l’arte
è ancora
singolare
espressione dell’io
dove la ricerca
perenne della verità
rimane
febbre dell’oro
in un mondo
dove l’essere umano
dovrebbe essere
solo
creatura divina
pezzetto di cielo
granello d’Infinito.



Ora

Ti vedo, mio Dio
nell’azzurro
che sfuma
nel sole che sorge
come un sogno che nasce…
Dal mio cuore
l’egoismo dilegua
si frange
in piccoli gesti d’amore
scintille di luce
più calda, più nuova.
Vibra l’accordo
di accenti lontani
e la speranza
in un mondo migliore
pervade
fin nel profondo
l’anima mia, che beve
assetata la realtà
che più non intende
ignorare
ma vuole cambiare
perché ha solo voglia
di amare.



Il cianciuolo

Libertà
di amare
di pensare
di fissare
sulla tela
un’emozione
antica
ritrovata
nella visione
amica
del reale
nel ricordo
che ha lasciato
un segno profondo
un solco di vita
fra l’azzurro
del cielo
e l’infinito
del mare.



Pescherecci

Il colore
nasce
come goccia di vita
prende forma
sull’acqua
suscita
emozioni profonde
palpita
con le barche
che dondolano
in attesa
di prendere il mare…
e temono
la malinconia
di un addio
ma sperano
e credono
nel desiato ritorno,
nell’abbraccio
sincero e appagato
di chi
ha tanto pregato.



Mattanza

Bagliori
rossastri
di sangue
che sprizza
violento
lì dove
la morte trafigge.
Rassegnato
abbandono
desolato
contorno
inutilmente guizzante…
Per tante
famiglie
il pane
quotidiano.



I due ulivi

Macchie
di verdi tesori
sfidano
il cobalto sfumato
dei cieli
affondano
con strane movenze
le brune radici
cercano
la linfa vitale
nell’abbraccio
d’amoroso stupore
alla terra.
Caldi colori
avvolgenti
le menti
ed i cuori
suggeriscono
all’anima
insoluti misteri.




Paesaggio con agave

Un albero brullo
protende
i suoi rami
ormai spogli
verso i muri
rossastri
di casolari deserti.
Macabra danza
di scheletri
strani
che allungano
mani
per chiedere aiuto.
S’addensano
nubi nel cielo
contorte
le agavi
pregano, chine,
che giunga
ristoratrice
la pioggia.
L’anima
tormentata
dell’artista
si perde
fra i colori
più cupi
della sua tavolozza.




Mamma, perché…?

Mi strizzi il cuore
con le tue parole
e quel sorriso sfottente
che tanto ti diverte
a procurar dolore.
Le mie lacrime
scendono cocenti
nel sentirti inveire
e maledire
sfogando con la rabbia
il tuo rancore…
Lo so
hai sofferto tanto nella vita
ed impotente ascolto le parole
che trafiggono
frecce avvelenate
fino all’estremo lembo
l’oasi della mia pace.
Solo per un attimo
l’eterna pena graffia
l’anima mia smarrita
poi l’onda impazzita dei pensieri
corde spezzate
d’un violino inutile si acquieta…
So
che qualcuno mi darà una mano
per cambiare
quelle corde spezzate
per ridare armonia
alla mia vita
ma io continuo
a chiedermi soltanto.
“Perché non mi vuoi bene,
Mamma?” Io te ne voglio
… e tanto!



Sicurezza

Senso profondo
di abbandono e di mistero
provo
nel verde
cupo dei pini
nel riflesso luminoso
del sole di luglio
nell’apatica
ineffabile e silenziosa
calura
nell’insistente
sostare d’una mosca,
nel curioso
volteggiare di un’ape
nel rombo lontano
di un motore
nel grido ovattato
di un bimbo
nella pace
solenne dei campi
assolati
mi sento sicura
sono
tra le braccia
di Dio.




Come passa il tempo!

Passa il tempo
e ti sconvolge
piani e sentimenti
e pesare lo senti
come fardello immane
che non reggi…
Quanti ricordi…
Balenii di luci
di folgoranti attese
di speranze
delusioni cocenti
ed emozioni,
gioie, tristezze, ansie…
E ti ritrovi vecchio
come straniero
in terra peregrina…
Tutto è cambiato
le cose, le persone
e certo sei cambiato
pure tu…!
Quello che amavi un tempo
adesso non c’è più!




Solitudine

Tristi pensieri e soli
persi nel fragore
del mondo
che corre senza meta
frullar d’ali ferite
nel fogliame
nascondono il dolore…
L’angoscia
velata di pianto
si scuote
presa d’un tratto
dal volo invitante
di una bianca farfalla
e volteggia
con lei sopra i fiori
scavalca un cespuglio…
La mia pena
vanisce
nel viaggio incredibile
della sua vita
che non somiglia alla mia.




Droga

Scava
nei meandri
dell’impossibile
turpitudine abietta
di un io
sgominato
dalla frenesia
incalzante
della vita.
Cerca
di sopire desideri
eccitanti promesse
d’inesistenti paradisi
offerti
da una sigaretta
che si dissolve
tra le mani
da una siringa
che svuota
la mente ed il corpo…
Il sole
della vita
vanisce tra le nubi.
Dopo
nient’altro che buio!




Grazie

Se io vacillo
mi offri la tua mano
e se sbaglio
mi additi la tua via
se soffro poi
lenisci la mia pena
e se taccio
trovi sempre le parole
che non dici
e che il mio cuore
avverte nei silenzi
del tuo cuore
ma quando
chiedo aiuto
l’eco dei tuoi silenzi
è viva voce
sopisci
dolcemente
il mio dolore
e non temo più nulla
col Tuo Amore.
Grazie, Signore!




Le notti del mondo

Notti del mondo
misteriosi silenzi
pregnanti
di formule arcane
di vite diverse
di storie vicine
di terre lontane.
Passato e presente
si fondono
e scoprono
in urne scordate
il nostro futuro.




Invito alla speranza

Se la letizia
annega nel tuo cuore
barca in balia
del vento della vita
governala
fra gioie e fra dolori
cerca l’approdo
sintesi infinita
che mai potrà negare
la speranza…
E quel calore
che dorme nel tuo cuore
il gelo scioglie
e dà nuovo vigore
Alla luce del sole
di domani
diverso lo vedrai
questo tuo mondo
che giudichi crudele
e che allontani
scoprirai che esiste
anche l’Amore
benedirai
perfino il tuo dolore!




Coriandoli

Sogni
dai mille colori
volteggiano in aria
con le speranze
più pazze
portate dal vento
lontano…
Sogni
di gioie comuni
aquiloni danzanti
nel cielo
diamanti in frantumi
polvere di fuochi
di festa
che han breve durata
come tutte le cose più belle
che allietan la vita…
Sogni
calpestati nel fango
della pioggia inattesa
e sgradita
più spesso benefica.




Credi…

Squallida e vuota
alba gelida
di un regno di morte
strano paese
privo di allegria
incredibile
senso di stupore
ignota la speranza…
Privi di forze
senza più respiro
membra contorte
e sguardi senza vita
uomini soli
con le mani alzate
le dita aperte
e l’alme disperate
inebetiti
pieni di paure
incapaci
perfino di fiatare.
In un mondo assorbito
da folli tentazioni
chi mai potrà pensare
al suo domani?
Credi, fratello,
congiungi le tue mani!




Canto d’amore



Come canto di mamma
che addolcisce
l’andare
tra le braccia
di Morfeo
la tua Parola
mi culla
e mi pervade
nel profondo.
Si assopisce
il ruggito del cuore
e la voglia feroce
di lottare.
Depone l’armi
l’anima domata
dalla forza
sublime
dell’amore.




Chi cerca trova


Soffri
cuor mio
ma inutile
è il tuo pianto
se nessuno
lo ascolta
se nessuno
può tenderti
la mano.
Aggrappati
alla voce
che ti parla
nel silenzio profondo
del dolore…
Come sotto la cenere
la brace
nel tuo camino
che ora credi spento
intatta si conserva
la tua pace.
Cercala



Ultima speranza

Ed il cuore
ormai stanco
cede alla voglia
di lasciarsi andare…
Poche certezze
sogni inesistenti
e fantasmi
che danzano nel buio
popolo ignoto
di incubi stressanti
condensato d’insonnia
e ipocondria.
L’amara
solitudine dei giorni
reduce dalle gioie
del passato
confonde nella nebbia
i sentimenti.
Un barlume
della fede antica
riluce nel profondo
e d’improvviso
risveglia ancora
l’ultima speranza.
Prende l’ali
una prece
e sale a Dio
che finalmente
è al posto del mio Io.



Tu sei…

Tu sei
l’immensità del cielo
dove annega
lo sguardo
e tra le stelle
si perde
nei silenzi della notte.
Tu sei
la distesa languida
di un lago
che rasserena
l’intimo tormento
e dà pace
e vigore
ai giorni miei.
Tu sei
la voce indefinibile
del mare
che nasconde
tesori inestimabili
iridescenti perle
di letizia
gocce di pianto
che dolore e gioia
esprimono all’unisono
confusi
nel solitario silenzio
del mio cuore.
Tu sei
il mio ieri
l’oggi e il mio domani
sei l’unica certezza
della vita
sei ordine e bellezza
sei l’unica carezza
che addolcisce
e rende l’uomo
degno del tuo amore.
Tu sei… Dio
l’unico Dio
il mio Signore.



Mio Padre

Uomo
tutto d’un pezzo
assai severo
ma tenero
nel cuore
come agnello.
Lo sguardo
ti bloccava
nell’ardire
e tuonava
la stentorea voce
imitando
Benito
nostra croce.
Era fuoco
di paglia
la sua ira
ci ordinava
“non date confidenza”
eppure raccoglieva
per la via
mendicanti affamati
e sconosciuti
e li portava a casa
stanchi e muti
perché avessero
un piatto di minestra.
Questo ricordo
ho impresso
nella mente
di mio padre
“il fascista”
chiamato
dalla gente.




Temporale estivo


Nuvole nere
s’addensano
nel cielo
incupiscono
il mare
offendono
i colori dell’erba
e delle case
ricoprono
di pena
ogni desio.
Alla luce
incerta

di un tramonto
soltanto immaginato
nel diluvio
improvviso
annega
il cuore mio.



Pioggia improvvisa

Si inseguono le nubi
e all’improvviso
coprono il sole
velano l’azzurro
e mentre il tuono
rimbalza tra i balconi
stupiti dalla pioggia
repentina
corrono tutti
in cerca di riparo
come l’onde del mare
nella baia.
Rotola il chiasso
supplice dei bimbi
che si vedono costretti
a ritardare
i giochi all’aria aperta
organizzati.
Non c’è rabbia
negli occhi…
solo attesa.
Sanno che presto
luminoso ad arco
nel cielo splenderà
l’arcobaleno.




Sereno annuncio

S’apre
uno squarcio
chiaro
all’improvviso
tra le nuvole
che danzano
nel cielo…
Fiocchi leggiadri
d’angeliche movenze
eteree ed impalpabili
dileguano.
Con l’ali brune
a mo’ di pennarello
una rondine
disegna
un po’ d’azzurro.




Piccole grandi cose


Sussurra il vento
una preghiera antica
soffiando fra gli abeti
secolari
e solletica i rami
più leggeri
provocandone il riso
divertito.
Il frusciare sommesso
e delicato
pare tenera voce
di angioletti.
Canta al cuore rapito
il pio concento
mille armonie
che destano stupore
come gemme infinite
di colori
con perizia profonda
mescolati
e sistemati sulla tavolozza
dal più grande pittore
della Storia.
Un deltaplano in alto
su nel cielo
si libra con ebbrezza
nello spazio
ed ammirando il mare
da lontano
già pregusta la gioia
d’infinito.
Mentre plana
sulle mie colline
penso che l’uomo
fra le cose belle
è un granello di sabbia
ingigantito.




Superdoni

Va l’armonia
del canto
su nel cielo
e si chinano proni
i verdi rami
degli abeti
in preghiera
come noi.
I santi doni
effusi ai cresimandi
sottolinea
del Vescovo la voce.
Il volo dei colombi
l’accompagna
al vento
che leggero
agita i veli
a sfondo dell’altare
apparecchiati.
I cuori sono tesi
al grande evento
coscienti di ricevere
per dare
un fiume d’acqua pura
a dissetare
con la forza sublime
dell’amore.



Fra terra e cielo


Specchio di terra
informe
bitorzoluto
di zolle e di radici
scavi nel cuore
che lacrima spossato
ed il tempo
cancella
i suoi ricordi
che non sfiorano
l’io.
Irripetibili giorni
incisi come solchi
fumanti
di umori
vitali e sconosciuti
manna propizia
scesa dal tuo cielo
per ridare vigore
al ritmo naturale
del tuo cuore
che tenta invano
d’acquietare
il suo tumulto.




Se vuole


Splende
il sole nel cielo
con la sua luce
immensa
ma l’ombra
è su di te
incomprensibile silenzio
di dolore e d’inerzia.
La febbre
che divora
i palpiti di vita
del tuo corpo
della tua mente
minata ormai
dal morbo
all’estremo riduce
la forza dell’amore
incide
nel mio cuore
strazianti immagini
disperata impotenza.
Io
ti affido al Signore
a Lui
che della vita
è padrone
a Lui
che della vita
è l’essenza
e può
se vuole
lasciarti ancora a noi.





I ricordi

Colpo di spugna
cancella i ricordi,
li vela, li svela,
li muta
e ti senti perduta,
rondine peregrina
senza nido…
Vedo mia madre
stanca e appesantita
che non ricorda
più nulla della vita,
non riconosce neppure
i figli suoi…
come non fosse mai esistita!
E noi
testimoni del suo amore
siamo la storia
che forse l’ha delusa
e inconsciamente
considera conclusa.




Quanto sei grande!

Nella tua luce
l’unica gioia della vita
la forza
che sostiene nell’angoscia
guida sicura
nel silenzio profondo e disperato
e grida
mendicando amore…
testimone
della tua grandezza
la vita stessa
si rivela ogni giorno
in un fiore che sboccia
al calore del sole,
nel filo d’erba tremulo
che si erge sul prato
e si specchia nell’acqua
del fiume che corre lucente,
nell’alba del giorno che nasce
nella vita di un bimbo innocente
e nella morte
d’un uomo dolente…
Quanto sei grande
mio Dio
e quanto piccola, io!



La Tua Luce

Vedo
nella nebbia dei pensieri
la Tua Luce
che palpita
e mi guida
e mi inonda
e mi conduce…
Eccomi
alla fonte
del Tuo Amore
e mi disseto
bevendo con ardore.
Acqua pura
ridona vita nuova
alle labbra riarse
alle membra già stanche
fragili cose
invase dalla terra…
Guizza lo spirto
desto all’improvviso
dal sonno detestabile
del tempo
dirada le mie nebbie
e la Tua Luce
traspare tersa
nei cristalli infiniti
indefinibile bellezza
del Tuo Volto.



Come neve

A che serve
nascondere la testa
sotto l’ala
quando piovono
i sassi della vita?
Serve
schivarne i colpi
ergendo la corazza
scudo al bersaglio
vitale
del tuo io.
A che serve
fermarti
a leccar
le tue ferite
crogiolo
d’una fragile
esistenza?
Serve
la fede
serve
credere
nell’aiuto
del buon Dio
confidare
nel suo amore
senza fine
e quei sassi
temuti e dolorosi
diverranno
leggeri come neve
che si discioglie
al sole
lentamente.




Ancora

Grigio è il silenzio
e greve
di domande inespresse
di assenza e di miseria
nell’amore.
Vuoto è di senso
sfocato e sconcertante…
Adulti senza gioia
a rassegnata ignoranza
condannati
sconfitti e amareggiati.
Pioggia battente
all’improvviso
scende copiosa
la piena del mio pianto
desta un bisogno estremo
e immantinente
di levare dal cuore
quel macigno
che lo trascina
al fondo del dolore…
Sussurra il vento
e l’eco suggerisce
genuini stupori
ormai scordati
di candori innocenti.
Mille perché bruciati
nelle nebbie del tempo
che scavando nell’anima
ritrovo.
Insoluti misteri
tabule rase
lavagne senza gessi
pronte a segnare
il nero con la danza
dei colori scordati
ma efficaci
ed ancora capaci
di dar vita
e valore
alla speranza.
E spero ancora.



Ora so

Piango
e le mie lacrime
dissetano il dolore
di madre delusa
colpevole solo
d’aver tanto amato.
Non so
forse ho sbagliato
e chiedo perdono.
Bevo lo strazio
d’un amore
finito
non so dove
né quando
eppure
lo credevo eterno…
Ora so
che solamente
l’amore di Dio
è eterno.




Se solo volessi

Anelli di fumo
le speranze
svaniscono…
e le certezze
si infrangono
briciole di sogni
inutile
polvere d’oro
utopia
di ricordi
ora vuoti
di senso
e cancellati
nella nebbia
del tempo.
Essenze
inebrianti
invisibili fiori
di luce.
Se solo volessi
potresti ancora
profumartene
l’anima.





Cenni biografici


Pina Malvagna nasce il 25 marzo del 1935 nel centro storico di Siracusa nei pressi di Fonte Aretusa.
Vive da bambina le vicende della 2^ Guerra Mondiale e segue il normale corso di studi conseguendo la Maturità Classica presso il Liceo “T. Gargallo” di Siracusa.
Consegue anche il Diploma di Abilitazione Magistrale presso il “G. Turrisi Colonna” di Catania.
Fornita di Brevetto Atletico insegna Educazione Fisica presso la Scuola Secondaria ad indirizzo Commerciale “G. Ferraris” di Novara e, successivamente, presso le Scuole Medie Statali di Ficarazzi di Palermo, “A. Volta” e “G. Galilei” di Monopoli (BA).
Superato il concorso magistrale entra definitivamente nel ruolo della scuola elementare.
Sempre all’avanguardia, sperimenta nuove metodologie didattiche, in particolare, nell’insegnamento della Lingua Inglese secondo il progetto ILSSE in nuclei di
“classi aperte”, con lusinghieri risultati.
Frequenta svariati corsi di aggiornamento, qualificazione e specializzazione professionale per formatori profondendo doti di umanità e di cultura.
Madre ed educatrice esemplare è oggi nonna sensibile ed affettuosa.
“Culla”, delicata poesia dedicata alla prima nipotina (Luciella), è senz’altro il suo primo vagito poetico.
I versi delle varie raccolte si ispirano a momenti, persone e sentimenti che in modo diverso hanno fatto vibrare le più intime corde della sua anima (
Familiaria, Levia, Simplicia, Miscellanea, ecc.).

In quiescenza da diversi anni, entrata nell’Ordine Francescano Secolare, svolge servizio di volontariato presso la Parrocchia “SS. Trinità” in S. Francesco da Paola di Monopoli dove ha sede l’Università del Tempo Libero che frequenta con gioia ed entusiasmo per mantenere sempre attivi e giovani il cuore e la mente.







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