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La preghiera in lingue

Approfondimenti



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Notizie prese da: http://freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd=8166382

Articolo originale:

Il dono delle lingue

di Padre Robert Faricy

A Nairobi, nel corso di una riunione di alcuni leader del Rinnovamento Carismatico Cattolico di lingua inglese, il responsabile del gruppo di preghiera del Cairo si rivolse a me per consiglio su un problema: "I mussulmani vengono alle riunioni del mio gruppo e cantano in lingue assieme a noi. lo ho detto loro di smettere perché non sono cristiani e perciò non possono pregare in lingue, ma essi lo fanno ugualmente. Che debbo fare?".

Dono divino

Il dono delle lingue non appartiene soltanto al Rinnovamento Carismatico o a tutta la corrente Pentecostale cristiana, bensì a chiunque lo riceva dal Signore, in quanto lo Spirito soffia dove vuole. Infatti, molte sono le persone che, pur non essendo mai state in una chiesa pentecostale o a un incontro di preghiera "carismatica", usano ordinariamente il dono delle lingue, anche tutti i giorni, nella loro preghiera personale.

Che cosa è il dono delle lingue?
Donde proviene?
A che cosa risale?
E' un carisma?
Quali benefici comporta?
Come si può ricevere?

Il dono delle lingue è una forma di preghiera contemplativa. Contemplazione significa unione a-concettuale con Dio, senza parole; un'unione per mezzo dell'amore, nella quale adoro Dio, lo lodo, lo amo e vado a lui senza parole, pensieri o idee particolari. Posso contemplare il Signore in silenzio, "guardandolo" solamente, sapendo che lui guarda me con amore, misericordia e comprensione. Non ho bisogno di concetti, parole o pensieri: potrei pronunciare lentamente il Nome di Gesù, nel mio cuore, oppure ripetere ogni tanto una frase come: "Ti amo, Gesù".
Molte persone contemplano silenziosamente durante la messa, all'elevazione del Corpo e del Prezioso Sangue del Signore oppure durante il ringraziamento dopo la comunione. E tutto può avvenire senza dire preghiere né fare richieste, ma in un profondo silenzio interiore. Questa è la contemplazione silenziosa nella quale conosco il Signore con una conoscenza che deriva dall'amore, una consapevolezza che risiede nel cuore più che nella testa. Conosco Dio grazie all'amore: il mio per lui e il suo per me. La mia conoscenza trascende i pensieri e le parole. Conoscere il Signore e ben più che sapere di lui mediante lo studio e la lettura.
L'ignoto autore di La nube della non-conoscenza chiama la contemplazione "essere uno" con il Signore, Conosco il Signore, sono unito a lui, in una "nube di non-conoscenza" per quanto concerne il mio intelletto, ma il mio cuore conosce il Signore.
Il dono delle lingue è una contemplazione "sonora", una preghiera contemplativa vocalizzata. Quando parlo o canto in lingue, le sillabe che uso non stanno a significare pensieri o idee, non rappresentano un concetto particolare, non hanno un contenuto specifico. Quando faccio uso del dono delle lingue, balbetto, dico, canto sillabe prive di senso.
Pregando in lingue, ordinariamente non si fa uso di un linguaggio vero e proprio, pur avendone il suono- Studiosi di idiomi antichi e moderni hanno registrato su nastro alcune preghiere in lingue di migliaia di persone, hanno analizzato ciò che era stato raccolto ma non hanno trovato alcuna struttura idiomatica non solo di linguaggi conosciuti, ma perfino di un qualsiasi linguaggio possibile. E' dunque più simile alla danza o alla gestualità.

Dono per guarire

In quanto forma di contemplazione, il dono delle lingue, come ogni Preghiera contemplativa, guarisce. La contemplazione mi permette, in qualche modo, di "penetrare" in Dio, di giungere non soltanto alla sua presenza, ma a una maggior conoscenza di lui per mezzo dell'amore. La conoscenza del cuore, per così dire, scocca verso il Signore come una freccia, lo raggiunge e lo "tocca". Un poco come avvenne alla donna che allungò una mano e toccò l'orlo del mantello di Gesù: la potenza che emana da Dio mi guarisce. Circa tredici anni fa, quando ricevetti il dono di pregare in lingue, ero solito usarlo un pochino ogni giorno. Dopo il primo anno mi accorsi che si erano verificate in me alcune guarigioni notevoli, non solo nella mia vita spirituale, ma anche in quella psichica: peccavo di meno ed ero anche tentato di meno. Il Signore mi ha sostenuto in molti modi, ricucendo brandelli ormai logori del mio essere. Il dono delle lingue ha aiutato a guarire interiormente me e innumerevoli persone.
Le lettere di San Paolo possono aiutarci a capire meglio un tale dono. Dalla Prima lettera ai Corinzi si evince che quella Chiesa aveva molti problemi. Paolo scrive di non aver potuto parlare ai Corinzi come a uomini spirituali, ma come ad esseri carnali (cfr. 3,1). Gelosie e contese travagliano la comunità. Tra i Corinzi non c'è neanche un minimo di unità; alcuni si dicono seguaci di Paolo, alcuni di Apollo e altri di Cefa (cfr. 1 Cor 1, 11- 16; 3,3-23). Appaiono divisi su questioni come quella che dibatte se le donne, nell'assemblea, debbano avere o no il capo velato (cfr. ibid. 11,2-16); si offendono e si ingannano reciprocamente, intentando azioni legali l'uno contro l'altro (cfr. ibid.'6,1-7). La celebrazione della cena del Signore si svolge senza alcuna regola (cfr. ibid. 11,2 1). Hanno inoltre seri problemi di sesso (cfr. ibid 5,1-13; 6,13-20).
I doni hanno reso i Corinzi arroganti, hanno gonfiato il loro orgoglio (cfr. ibid. 4,6; 4,18; 5,2; 13,5). Il dono di cui hanno maggiormente bisogno è quello che sembra più carente in loro: l'amore (cfr. ibid. 13).
Le assemblee di preghiera a Corinto sono caotiche. Abbondano le profezie in lingue, ma con poche o nessuna interpretazione e a volte due o più persone profetizzano in lingue contemporaneamente. Il dono delle lingue di cui Paolo scrive nel capitolo 14 della Prima lettera ai Corinzi è il carisma della profezia in lingue. Come tutti i carismi, non è dato a tutti, solo ad alcuni e il suo scopo è di edificare la comunità (cfr. ibid. 12).

Perché pregare in lingue

Qui non vogliamo trattare del carisma della profezia in lingue, ma del dono delle lingue quale viene usato nel gruppo di preghiera o nella preghiera personale. Nessuno manifesta tutti i carismi e nessun carisma è comune a tutti.
Se vogliamo dire che c'è un'eccezione, questa è proprio per il dono delle lingue, che, per pregare è offerto a tutti, così come esiste il dono della fede, accessibile a ognuno. Invece, proprio come il carisma della fede (cfr. 1 Cor 12,9) - una fede particolarmente forte che può far spostare le montagne - che è dato soltanto ad alcuni, così anche il carisma di profetizzare in lingue è dato relativamente a poche persone.
La lettera agli Efesini dice fra l'altro:
siate ricolmi dello Spirito, intrattenendovi a vicenda con salmi, inni, cantici spirituali, cantando e inneggiando al Signore con tutto il vostro cuore" (5,18-19).
Sappiamo che cosa sono i salmi e gli inni. I cantici spirituali che cosa sono? Cantare nello Spirito, cantare in lingue insieme.
Perché dovrei pregare in lingue quando Posso pregare nella mia lingua-madre? Perché pregare in lingue "oltrepassa" il pregare in una qualunque lingua; è un tipo di preghiera "superiore": è preghiera contemplativa; perché il dono delle lingue guarisce chi ne fa uso, perché è un modo facile di Pregare e perché fa piacere al Signore.
Non si può acquisire il dono delle lingue: esso è dato dal Signore a chi glielo chiede: è un dono dello Spirito e per riceverlo bisogna arrendersi, consegnarsi allo Spirito Santo. Come? Semplicemente andando in un luogo dove si può star soli, forse inginocchiarsi, sollevare le mani e chiedere al Signore quel dono; poi, "consegnarsi" allo Spirito e iniziare dicendo o cantando, per sbloccarsi, alcune sillabe senza senso, come un bimbo che balbetti alla propria madre; infine, lasciar fluire le "parole" come lo Spirito guida.
E' faciIe, se si guarda a Dio con gli occhi della fede. Se si desidera cantare, sarà utile cominciare su una nota: penserà poi lo Spirito a dame altre.
C'è un altro modo per ottenere dal Signore il dono delle lingue: chiedere a qualcuno che già manifesta questo carisma, che preghi con te affinché ti venga concesso; oppure che preghi in lingue su di te. A volte può essere di grande aiuto, all'inizio, cercar di imitare la preghiera in lingue della persona con cui si prega; una volta preso l'avvio, si pregherà o si canterà da soli.

Dono di umiltà

Può capitare che, pregando in lingue, ci si possa inizialmente sentire sciocchi o stupidi: ciò dipende soltanto dal grado del proprio orgoglio. Non permettere al tuo orgoglio di bloccarti. Ma come si fa a sapere che si tratta proprio del dono delle lingue? Puoi averne la prova in questo modo: hai capito quel che dicevi? No. Stavi pregando Gesù? Sì. Nient'altro è necessario.
Non aspettarti di comprendere più di quello che Può essere utile. Lascia che il Signore operi: stai dicendo qualcosa che non capisci e lo stai dicendo a Dio. E' lo Spirito, in te, che ti dà il potere di farlo, ma è anche un atto umano che devi compiere tu. Perciò è necessaria la tua cooperazione. Per ricevere il dono delle lingue, non occorre essere pentecostali o "carismatici". Se i Mussulmani possono cantare in lingue al Cairo, non c'è ragione per cui i Cristiani non possano pregare o cantare al Signore in lingue in ogni parte del mondo.
Infine, questo dono è molto usato nel ministero personale, non solo in quello della preghiera d'intercessione, ma anche quando si prega con qualcuno per un qualunque tipo di guarigione, per le sue intenzioni o per la liberazione.
I genitori possono pregare in lingue sui propri figli, le madri in attesa possono poggiare le mani sul loro grembo e pregare sulla creatura che portano, Questi sono solo alcuni dei molti modi in cui si può usare il dono di pregare in lingue - un altro dono di amore che il Signore ci offre per attirarci più vicini a sé.


Canto in Lingue e "interferenze angeliche"

Nei nostri incontri di preghiera ci sono momenti in cui dall'assemblea si leva come un mormorio di voci, che somiglia al mormorio delle acque di un ruscello, al fruscio delle foglie degli alberi del bosco solcati da una brezza, e la preghiera vocale si trasforma in un canto, in cui ognuno dei partecipanti interviene con una sua melodia, e tutti insieme concorrono a produrre un'armonia strana ma bella.

Il canto può assumere la forma del giubilo, noto alle prime generazioni cristiane di cui parla anche S. Agostino, commentando il salmo 32 (33), versetto 3: " Cantate al Signore un canto nuovo", o " in iubilatione ", come legge nella sua traduzione spiega quella " iubilatio " (o giubilo) come l'immagine dei lavoratori dei campi, i quali, quando mietono o quando vendemmiano o quando sono occupati in qualsiasi altro lavoro, cominciano ad esultare usando le parole dei canti, ma poi, inondati di letizia incontenibile, e non potendo esprimersi in parole, lasciano cadere le sillabe delle parole e si abbandonano al suono del giubilo, intendendo così spiegare senza parole quello che sentono nel cuore. Allora la gioia si dilata al di là dei limiti delle sillabe.

Questo canto improvvisato senza parole lo troviamo nelle antiche liturgie, soprattutto pasquali, fino al nono secolo, quando la melodia spontanea e libera che seguiva l'ultima nota del canto venne sostituita dalla sequenza, con parole fisse e melodia prestabilita.

Nella preghiera privata la pratica del giubilo, ossia del canto improvvisato senza parole, o con fonemi propri la ritroviamo nel Medio Evo e nell' Età Moderna, come ci testimoniano le vite dei santi:
S. Francesco d'Assisi, S. Teresa d'Avila, S. Giovanni della Croce.
Il giubilo, oggi, nel risveglio dei carismi, è comune nei Gruppi di Rinnovamento e nella preghiera privata di molti carismatici. E forse quel " prego nello Spirito " di S. Paolo può essere inteso in questo senso.
Oltre che la forma del giubilo, il canto in lingue può assumere forme di un canto polifonico con parole articolate come se fossero vere lingue, e non è escluso che a tratti, lo siano.

Le persone, quasi ascoltandosi tra di loro, convergono nell'esprimere un unico sentimento di lode o di ringraziamento o anche di implorazione di perdono.

Succede talvolta, durante questi canti, di udire altre voci, come voci di un coro lontano che si avvicina e si unisce al canto dell'assemblea; succede anche di sentire il suono di altri strumenti, diversi da quelli usati dall'assemblea, che potenziano la musica e danno la sensazione di una deliziosa armonia celeste che integra quella terrena.

La percezione di questi suoni (arpe, flauti, campane) talvolta è avvertita da alcuni dei partecipanti; a volte invece sembra captata da tutti o quasi tutti i presenti. Che si tratti, in questo caso, non di un fatto soggettivo personale, di una forma di suggestione collettiva, ma di un fenomeno reale oggettivo, trova conferma nella registrazione delle cassette. Riascoltando i nastri sonori, rileviamo con meraviglia queste " interferenze ", che convenzionalmente chiamiamo " interferenze angeliche " o " canti degli angeli ". (ho una cassetta con registrato le voci degli Angeli durante la consacrazione del Corpo e Sangue di Cristo ^__^ (Gino))
Pensiamo che ci siano presenze celesti che si uniscono a noi nel lodare l'unico Signore del cielo e della terra.
Ma gli angeli effettivamente cantano e suonano strumenti, se sono puri spiriti?
Nell'Apocalisse assistiamo a solenni liturgie, in cui gli angeli, nei diversi ordini, intervengono con canti e suoni di arpe e di altri strumenti musicali. Si parla anche di trombe, di voci possenti, di tuoni come il fragore di molte acque, di cori angelici, di canti particolari. Si tratta evidentemente di visioni o di audizioni dell'autore dell'Apocalisse. Però attraverso questi segni, Dio narra la storia della Chiesa, il passato, il presente, il futuro, e fa intendere i misteri del Regno; osteggiato dal malvagio, che alla fine sarà distrutto con la vittoria definitiva dell'Agnello.

Il canto degli angeli è la traduzione, in termini comprensibili a noi, di quella lode che gli spiriti celesti e tutte le creature rivolgono a Dio; una partecipazione del cielo alla lode che sale dalla terra, una condiscendenza di Dio alla nostra preghiera, facendo usare agli angeli il nostro linguaggio...

Possiamo anche formulare un'altra ipotesi, almeno in alcuni casi. Nessuna voce, nessun canto isolato o corale si perde nell'universo.. Dio, con un particolare suo intervento, può farci riudire tratti di cori liturgici di altre epoche, o suoni di strumenti di altri tempi, effettivamente eseguiti, lembi di lode corale del passato, per dire che tutto, passato e presente, si fonde in un'unica lode.

Qualsiasi spiegazione è buona se l'accettiamo col cuore di bambini, grati a Dio di quello che fa per attirare l'attenzione sulla sua presenza in mezzo a noi.

P. Matteo La Grua







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