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Attirerò tutti a Me
Pubblicato da Simone in Gesù - meditazioni • 22/12/2011 10:17:27


Attirerò tutti a Me

Può sembrar strano iniziare un articolo nel tempo di Natale con una frase dal sapore decisamente “pasquale”… ma per la Bibbia, si sa, è spesso così.
La logica umana viene sconvolta per far spazio alla logica di Dio.
Così, invece del dio di cui noi siamo convinti di aver bisogno, si presenta un Dio bambino che ha tutta l’aria di esser Colui che ha bisogno di noi. Ma noi, lo vogliamo un Dio così?
È davvero un “bel mistero”! Quella che per l’uomo è una fine (leggasi: morte in croce), diventa un inizio (Resurrezione) e quello che per l’uomo è un inizio (nascita), diventa per Dio una mèta (salvezza).
Già, perché non possiamo dimenticare una frase chiave del periodo d’Avvento: “Tutta la storia Lo aspettava, il nostro Salvatore!”
Come San Bernardo, possiamo immaginare tutto il creato come sospeso nell’attesa del sì di Maria e poi, in quella notte placida, nasce davvero Quel Bambino! La promessa da tutti aspettata!
Ed è successo davvero!
A distanza di secoli è stato possibile ricostruire con attendibile certezza il fatto che Gesù sia morto in croce il venerdì 7 aprile dell’anno 30, e adesso perfino l’anno della Sua nascita.
Dio, l’Eterno, irrompe nella vita dell’uomo: si lascia comprendere dal tempo e lo redime. È come se volesse dire all’uomo: “Il peccato ha le ore contate! La morte è stata sconfitta una volta per sempre!”. E, assumendo il tempo, lo “eternizza”: può esser sempre “il giorno di Natale”! Può esser sempre il giorno di Pasua. Ogni volta che ti lasci Riconciliare con Lui è per te, Natale e Pasqua!
Non siamo qui a far finta che Gesù nasca di nuovo. Può esser davvero “nascita” in ogni cuore, ogni momento in cui nel nostro cuore si libera anche solo una “grotta” per Lui.
La Chiesa ci invita a vivere questo tempo Forte come un tempo non solo di Conversione, ma anche di Grazia. La presenza di più feste mariane (l’Immacolata Concezione, la Beata Vergine Maria di Loreto, la Madonna di Guadalupe, la Madonna della Madia) ci ricorda che, davvero, per ognuno di noi c’è una stella in questo cammino e che il suo nome è Maria.
Lasciamo brillare questa stella nei presepi delle nostre case, sulle grotte dei nostri cuori.
L’idea e la realizzazione del primo presepe della storia viene attribuita a San Francesco, mentre la tradizione dell’albero è di incerta origine, più o meno pagana.
San Francesco voleva dire a tutti coloro che desideravano la guerra contro gli infedeli che non era necessario andare a combattere in Terra Santa per ritrovare i luoghi dove Gesù ha dimorato. Ogni casa può esser Israele. Ogni cuore può esser Terra Santa!
L’apparente assenza di valori cristiani non deve scoraggiarci dal preparare l’albero nelle nostre case. Non possiamo dimenticare, infatti, che la Tradizione cristiana ha sempre saputo trasformare ciò che esiste già nel cuore dell’uomo in un luogo di incontro con il Signore.
L’esempio? I pastori e la mangiatoia!
Il segno che l’angelo dà ai pastori per riconoscere Dio è Quel Bambino in una mangiatoia. Se Dio avesse scelto di manifestarsi ad un gruppo di muratori, probabilmente avrebbe scelto una cava. Agli insegnanti, una scuola, ecc.
La prova? Il segno che l’angelo dà a Maria è la gravidanza “impossibile” di Elisabetta. Gesù chiamerà Simone il pescatore, mentre sta tornando “sconfitto” dalla pesca. Non una, due volte (la seconda è sul lago di Tiberiade, dopo la resurrezione).
Cioè Dio ci raggiunge esattamente dove siamo! Ci si rivela con segni a noi familiari. E ci raggiunge sempre quando per noi è notte, quando siamo sconfitti, delusi, abbandonati, soli.
Sempre ammesso che noi abbiamo preparato una strada…
Ecco che l’albero dei pagani (che peraltro veniva addobbato in autunno con i simboli di quanto era stato prodotto nell’estate) è stato sostituito dai cristiani con “l’albero del Natale” che ricorda inequivocabilmente la mèta di Dio: al frutto dell’albero del giardino dell’Eden da cui derivò la condanna di Adamo ed Eva, viene contrapposto il frutto dell’albero della croce, la salvezza dell’umanità.
È colpa nostra se, nel corso degli anni, l’albero di Natale ha perso il suo significato cristiano.
Pochi ricordano, infatti, che ai primi alberi di Natale si appendevano sfere di cristallo trasparenti che simboleggiavano le Ostie; si usavano festoni rossi e argentati che rappresentavano il Sangue e l’Acqua fuoriusciti con abbondanza dal costato aperto di Gesù sulla croce. Pochi ancora sanno che l’albero era verde e argentato perché in collina e in montagna ci sono i pascoli sempreverdi citati dal salmo: su pascoli erbosi mi fai riposare, … mi conduci ad acque tranquille.
Le luci e le candele ricordano quanto dice Giovanni: La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta.
Quindi, sia il presepe sia l’albero, hanno un valore teologico. Ed assumono un particolare significato quando il presepe è posto alla base dell’albero!
I nostri fratelli ortodossi, nell’iconografia natalizia, rappresentano Gesù Bambino riposto in una bara e non nella mangiatoia. Questo per dire che Quel Bambino è davvero Colui che sarà crocifisso per noi e che quindi sulla Natività vi è già l’ombra della croce.
Anche il modo di raffigurare il Bambinello (che per il freddo sarebbe dovuto esser coperto) con le gambe scoperte ed incrociate e le braccia aperte è un richiamo alla Passione.
Dove poteva nascere Colui che è il Pane di vita se non a Betlemme (Bet-leim) che significa letteralmente “Città del pane”? E dove poteva essere riposto Colui che dà il Suo Corpo e il Suo Sangue per la vita eterna, se non in una mangiatoia?
Dio non fa mai nulla “per caso”.
Oggi, girovagando per le vetrine, si scorgono alberi fatti e addobbati con gli oggetti più disparati… per non parlare di presepi popolati di personaggi più o meno discutibili, giocatori, artisti, politici più o meno farneticanti, ecc.
C’è chi dice di calcolare l’ICI sulle casette del presepe, chi invita a metter colline e non più “monti”, chi aggiunge i 6 nani perché uno non c’è più…
Io non posso fare a meno di chiedermi: ma chi c’era davvero? Chi c’è davvero nella mia notte?
Poche persone. Maria, Giuseppe, i pastori, i magi. Se vogliamo, qualche giorno prima anche Elisabetta e, qualche giorno dopo, Simeone e Anna.
Vorrei avere anche io un po’ dell’umiltà di Maria e un po’ della giustizia di Giuseppe. Se non mi manca la depressione del pastore, vorrei avere anche la determinazione del magio cercatore della verità. Vorrei la soddisfazione serena di Simeone e la profezia di Anna. Vorrei sentire la stessa gioia di Elisabetta nell’udire il saluto di Maria.
A Natale lasciamoci attirare da Lui ai piedi dell’albero, nei nostri presepi. Ci potremo scambiare il dono più grande: meraviglioso scambio! Dio nasce gratis, senza lacrime e sangue. Dio nasce come noi, per farci come Lui.


Simmy
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